Il suo splendido gol in rovesciata all'Olimpico ha impreziosito una stagione già importante: Daniele Verde è senza dubbio una delle sorprese più liete dello Spezia. Ai microfoni di Fanpage.it l'attaccante aquilotto si è raccontato in una lunga intervista:

Come è nata l’opportunità Spezia e cosa hai pensato quando te l’hanno proposta? «È nata soprattutto grazie al Direttore Meluso, che ha dimostrato di volermi dal primo all’ultimo secondo della sessione del calciomercato. E quando dico ultimo secondo, non esagero. Perché ad un certo punto la trattativa sembrava si potesse arenare, invece lui ci ha creduto fino alla fine ed è andata bene. Devo ringraziarlo per la fiducia e sto facendo di tutto per ripagarla.»

Squadra completamente rinnovata, rosa extra-large: ti saresti mai immaginato di fare così bene fin da subito? «La verità è che tutti ci davano già per spacciati, forse perché alcuni di noi erano alla prima esperienza in Serie A, o forse perché non ci conoscevano. Certo, considerata la quantità di giocatori nuovi, potevano esserci dei dubbi su come potesse procedere l’integrazione, la coesistenza. Alla fine, però si è creato un bellissimo feeling tra tutti noi e di conseguenza sono arrivati anche i risultati.» 

Si dice spesso che la forza di una squadra stia nel gruppo, ma lo Spezia probabilmente ne è la dimostrazione più evidente: «È proprio così, è questo il nostro “segreto”, se di segreto si può parlare. E non è vero che lo Spezia non ha campioni, ne ha trentaquattro, che però lottano tutti insieme per lo stesso obiettivo. È questo che fa la differenza, ognuno di noi lascia il segno. Sappiamo benissimo che il talento non basta per ottenere i successi, per cui ce li guadagniamo ogni giorno con il sudore.» 

Di mister Italiano si parla un gran bene, dal punto di vista professionale e umano: che impressione ti ha fatto, quale credi sia la sua migliore qualità e quanto c’è di suo in questa stagione? «È un grandissimo allenatore che sta dimostrando di poter stare ad alti livelli. Sono sicuro che avrà una carriera importantissima, perché ha già dimostrato le sue qualità e con l’esperienza crescerà ulteriormente. La cosa che più mi ha colpito di lui, è la sua capacità di entrare in sintonia con i giocatori. Forse perché ha smesso da poco e non si è reso ancora conto di essere passato dall’altra parte (sorride, ndr). Comunque, ovviamente, ha grandi meriti in quello che stiamo facendo, perché ha sempre creduto in noi e ci ha trasmesso carica e motivazioni.» 

Ultimamente, però, la classifica si è un po’ complicata, la gara contro il Verona ha il sapore della sfida decisiva: con quale stato d’animo affrontate questa gara? «Noi non ci siamo mai illusi che fosse tutto facile, probabilmente abbiamo abituato tutti troppo bene. Per fortuna, abbiamo tenuto i piedi ben ancorati a terra, sapevamo che avremmo dovuto ancora lottare per arrivare all’obiettivo, quindi la cosa non ci spaventa. Non siamo né preoccupati, né spaventati e, come abbiamo sempre fatto, andremo a Verona a fare la nostra partita: credo che lo Spezia abbia dimostrato di avere la personalità di affrontare qualsiasi avversario con la stessa ambizione, cioè quella di giocarsela a viso aperto. Che si chiami Inter o Verona, per noi non cambia nulla.» 

Il Verona nell’ultimo turno ha messo in grande difficoltà proprio l’Inter capolista, cosa ti preoccupa di più della squadra di Juric? «Il Verona è un’ottima squadra, direi matura. In questo ultimo periodo sta avendo qualche difficoltà, ma anche nell’ultima partita ha messo in difficoltà un avversario fortissimo come l’Inter. Sappiamo che sarà dura e li rispettiamo, ma andremo al Bentegodi a fare il nostro calcio, come abbiamo fatto contro chiunque quest’anno, senza mai snaturarci. Anche questa è stata la nostra forza.» 

Tu che hai vissuto San Paolo da spettatore, l’Olimpico da calciatore, hai giocato in Grecia, Spagna, che effetto fa uno stadio senza pubblico? «È davvero strano, complicato, sembra un allenamento ogni domenica, senza tifosi non c’è gusto. Alla fine ci si abitua a tutto, ma io faccio ancora grande fatica. Ho sempre giocato in piazze caldissime, e anche Spezia lo è, e spero davvero che la situazione migliori presto, perché non esiste una partita senza tifosi. Anzi, non esiste proprio il calcio…»

Ecco, forse qualcuno non sa quanta passione ci sia a Spezia... «Davvero, qui c’è un calore pazzesco. Ho subito detto che mi sembrava di essere tornato in Spagna per il trasporto e l’affetto dei tifosi. La città è bellissima, la gente è fantastica, i tifosi ci aspettano agli allenamenti e fuori dallo stadio prima delle partite per incitarci. C’è davvero quella passione di cui ho bisogno per esprimermi al meglio.»

Parliamo del gol all’Olimpico contro la Lazio in rovesciata: ma cosa ti è venuto in mente? «Sinceramente non lo so, è stato puro istinto. Conoscevo Fares per aver giocato con lui a Verona, sapevo quanto fosse alto e mi son detto che di testa non l’avrei mai presa. A quel punto ci ho provato, al massimo sarebbe andata in tribuna. E invece è venuto fuori un capolavoro. Devo dire che in allenamento mi diverto a provare le rovesciate, ma sinceramente non avrei mai pensato di poter fare un gol del genere in partita! Sono contento di averci provato, perché per me il calcio è divertimento. Sai chi me l’ha insegnato? Mister Garcia. Dopo avermi fatto esordire è venuto da me e mi ha detto: “Se la prossima volta che ti metto in campo giochi ancora con paura e non ti diverti, con me hai finito”. Fu una grande lezione». 

Sezione: Primo Piano / Data: Sab 01 maggio 2021 alle 08:34
Autore: Lidia Vivaldi
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