‘Ajax d’Italia’. Così, fino a qualche anno fa, veniva considerata l’Udinese. Il motivo? Una rete di scout, sparsa in tutto il mondo, che permetteva di trovare talenti su talenti, poi plasmati all’ombra della Loggia del Lionello e divenuti campioni. Da Handanovic a Sanchez, passando per Inler, Benatia, Asamoah: l’elenco è lunghissimo. Tuttavia, da quando la società friulana è divenuta emanazione di un solo ramo dell’impero Pozzo, le cose sono leggermente mutate: scouting e gioventù sono ancora parte fondante del progetto, ma a esse si sono aggiunte esperienza, affidabilità e pragmatismo.

ALLENATORE – E pensare che non voleva neanche diventare primo allenatore. Invece, Luca Gotti è stato confermato e condurrà l’Udinese per la terza stagione consecutiva. Debuttò sulla panchina dei friulani nel novembre 2019, dopo aver sostituito Igor Tudor, e da allora non s’è più allontanato da Udine. Sub-entrato con il ruolo di traghettatore, si è rivelato un incredibile normalizzatore e la società se l’è tenuto stretto, confermandolo nuovamente. L’impronta del tecnico di Adria sulla squadra è ormai chiara, precisa, votata all’esaltazione della fisicità in ogni settore del campo. Perso De Paul, Gotti ha posto Pereyra al centro dell’ingranaggio bianconero, costruendovi attorno un involucro di pragmatici corazzieri con l’obiettivo di dominare fisicamente l’avversario. E così, senza picchi di gioco e qualità, ma con quantità, costanza e abnegazione, l’Udinese ha raggiunto negli ultimi anni la salvezza, danzando con leggerezza tra decimo e quindicesimo posto.  

MODULO Il cartello ‘lavori in corso’ è ancora appeso al di fuori della Dacia Arena. Il 4-2-3-1 è stato indicato da Gotti in conferenza stampa come elemento sul quale lavorare e insistere, ma sappiamo bene come il sistema di gioco base dell’Udinese, diventato quasi uno stile di vita, sia il 3-5-2. Scendendo nel particolare, il cambiamento rispetto alla scorsa stagione è da subito evidente. Via Musso, emigrato alla corte di Gian Piero Gasperini, a difendere i pali della porta friulana è arrivato un usato sicuro: Marco Silvestri. Molina e Stryger Larsen saranno i fluidificanti, dotati di licenza per scorribande ma pronti a proteggere il trio di spigolosi e duri colossi Becao NuytinckSamir. Al centro del campo Walace, coadiuvato dai due estremi dell’altalena friulana: Arslan e Pereyra. Il primo con compiti di rottura ed equilibrio, il secondo lasciato libero di vestire i panni del ‘compianto’ De Paul e danzare calcisticamente sulla trequarti. In attacco, detto dell’addio ormai certo di Okaka, le opzioni sono ancora tutte investigabili. Deulofeu e Pussetto, qualora Gotti non voglia fornire punti di riferimento alla retroguardia avversaria. Deulofeu o Pussetto, nel caso in cui l’allenatore friulano voglia puntare sulla fisicità e le promesse calcistiche di Beto.

TATTICA – Dividiamo il discorso in due: fase di possesso e fase di non possesso, quando la palla ce l’hai tu e quando la palla ce l’hanno gli altri. Cominciamo dalla prima. L’Udinese alza molto gli esterni e blocca difesa e mediano: tutto è affidato alla fantasia degli offendenti, Deulofeu e Pereyra su tutti. Al contrario, quando la sfera è a disposizione degli avversari, la squadra di Gotti serra le linee e porta, spesso e volentieri, tutti gli undici all’interno della propria metà campo, prediligendo un pressing blando e medio-basso. In particolar modo, mentre gli esterni vanno a comporre una difesa a cinque, gli attaccanti hanno il compito di schermare a turno il play avversario.

TOP PLAYER – Calzettoni abbassati, capello militare, doti da interditore e piede capace di cantar storie. Rodrigo De Paul, e tutto il suo ‘mood’, hanno lasciato quest’estate l’Udinese, direzione Madrid. A raccoglierne il testimone quest’anno dovrà quindi essere un altro argentino: Roberto Pereyra. Un giocatore che, per l’universalità del suo calcio, ben completerà la staffetta. Bravo a far più o meno tutto, il nativo di San Miguel de Tucuman, sarà perciò il leader tecnico e temperamentale della squadra: la sua influenza coprirà ogni fase del gioco. Proprio come faceva chi si abbassava i calzettoni.

Tirando le somme, l’Udinese è squadra concreta, strutturata fisicamente, che riconosce in Roberto Pereyra il nuovo faro luminoso in grado di guidare tutto il gioco dei friulani. Non sarà facile per lo Spezia, in quello che è a tutti gli effetti uno scontro salvezza, averne la meglio. Al ‘Picco’, per la prima volta in Serie A gremito di tifosi, l’ardua sentenza.

Sezione: Primo Piano / Data: Sab 11 settembre 2021 alle 12:00
Autore: Daniele Izzo
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