“Il bello della storia è che non si ferma mai”. Con queste parole la Juventus, dopo aver alluso al corto muso e ad altri simboli riferibili all’allenatore livornese, ha salutato il ritorno di Massimiliano Allegri. Una restaurazione che, come storia insegna, solitamente segue le rivoluzioni. Ma che, a qualche mese di distanza dal lancio del 2.0 ha ancora da compiersi. Ai tifosi bianconeri non resta che aspettare che entri dentro la stanza della ‘Vecchia Signora’ e la bruci, come scriveva e cantava De Gregori.

ALLENATORE – Chi può imprimere alla storia una decisa accelerata è solo Massimiliano Allegri. Per farlo, dopo due anni di inattività, dovrà rispolverare i dogmi di un pragmatismo utile e dilettevole. Su tutti, l’idiosincrasia per il giocatore tecnico. Trequartista tecnico e compassato da calciatore, Max da allenatore ha da sempre avuto una predilezione per la qualità. A essa tutto, o quasi, viene votato. Anche la tattica. Schemi e moduli fanno parte del gioco, certo, ma obiettivo dell’allenatore è quello di trovare un abito leggero, quasi intangibile, che possa esaltare le qualità del giocatore. Così il tecnico livornese ha messo in bacheca sei scudetti, tre Supercoppe Italiane e quattro Coppe Italia, record condiviso con Mancini ed Eriksson. Così si è posto tra passato e futuro, per trionfare nel presente. “Io non credo che si debba buttare quello che gli allenatori vecchio stile ci hanno insegnato – disse qualche mese or sono negli studi di Sky Sport – come non c’è da buttare il nuovo”. Una perfetta sintesi dell’‘Allegrismo’.

MODULO – Infortuni, addii eccellenti e una nuova Juventus ancora tutta da plasmare non hanno permesso a Massimiliano Allegri di scegliere ancora un modulo definitivo. L’opzioni più utilizzata fino ad ora è un classico ed eclettico 4-4-2. Davanti a Szczesny, criticato nelle prime tre giornate ma sempre portiere di sicuro affidamento, si sono mossi con continuità di presenza Alex Sandro, Bonucci e Cuadrado, mentre l’ultima maglia è stata appannaggio del ballottaggio tra Chiellini e De Ligt. Le chiavi del centrocampo sono state consegnate al nuovo arrivato Locatelli, coadiuvato a turno da Bentancur o McKennie. Sugli esterni, invece, spazio a Chiesa e Rabiot, a completare quello che il tecnico livornese ha recentemente definito il ‘centrocampo storto’. “È chiaro che le caratteristiche di Chiesa non sono quelle di Rabiot e noi a sinistra siamo stati sempre un po' più orfani, tranne quando c'era Mandzukic. Siamo un po’ come la Torre di Pisa” ha detto. Davanti, infine, Alvaro Morata e Paulo Dybala. I due attaccanti con il compito più arduo: non far rimpiangere il partito Ronaldo.

TATTICA – Il caos dovuto ai primi risultati non eccellenti e qualche giocatore a mezzo servizio non hanno permesso alla ‘restaurazione allegriana’ di compiere ancora il suo corso, anche tatticamente. Perciò in questo momento ipotizzare formazioni, schemi e movimenti in fase di e non possesso è un mero esercizio di stile, al pari di analizzare le poche giornate finora disputate. Insomma, una virgola tra le parole ‘tempo’ e ‘lavoro’. “Work in progress”.

TOP PLAYER – Prendere l’iniziativa. Credere nelle proprie doti. Sono questi i due elementi fondamentali nel calcio di Federico Chiesa, che ne fanno un giocatore di altissimo livello. Da essi è possibile far partire la descrizione del connotato calcistico del figlio d’arte. Dalla combinazione di capacità tecniche, mentali e iniziativa, nasce la capacità di Chiesa jr. di animare la partita, di elettrizzare il campo da gioco dando sempre l’impressione di essere pronto a scrivere pagine di storia pedatoria, anche se non coinvolto direttamente nell’azione. Così, come ampiamente dimostrato anche all’Europeo, sempre più spesso la carta risolutiva viene pescata dal mazzo delle possibilità dell’ex Fiorentina.

Tirando le somme, esperti di economia e cartisti incalliti vi direbbero che sono proprio questi i momenti in cui andare all-in, quando il buio copre vittorie e pensiero. I momenti in cui abbandonare la ragione, la restaurazione, e sposare una nuova rivoluzione. Ma la Juventus non è un ideale, né il comitato direttivo di una qualche organizzazione, perciò l’unica cosa che davvero conta sarà tornare a vincere. Di contro però ci sarà uno Spezia combattivo, al primo big match nello stadio di casa davanti ai propri, tanti, tifosi. Al manto del ‘Picco’ l’ardua sentenza.

Sezione: Primo Piano / Data: Mar 21 settembre 2021 alle 11:00
Autore: Daniele Izzo
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