Jacopo Sala si è raccontato nella quarta puntata dei podcast con protagonisti i giocatori aquilotti, pubblicati dai media ufficiali dello Spezia sul profilo Spotify. Nella lunga intervista, il difensore aquilotto ha toccato diversi, interessanti, argomenti. 

Sala è cresciuto nel settore giovanile dell'Atalanta, per poi approdare a soli 15 anni al Chelsea: «Sì, a 15 anni mi sono trasferito al Chelsea: un'esperienza fantastica sotto tutti i punti di vista. All'inizio è stata molto dura perché, non sapendo la lingua, era difficile relazionarmi con loro: cultura diversa, modi di vivere in campo e fuori completamenti diversi. E' stato molto difficile. Poi con l'andare degli anni ho iniziato a integrarmi pienamente nella loro cultura ed è stato molto più facile: un'avventura incredibile». 

Le differenze tra un settore giovanile italiano e uno estero: «Partiamo subito nel dire che io venivo dall'Atalanta, dove mi allenavo tre volte a settimana e giocavo la domenica. In Inghilterra mi son ritrovato ad allenarmi tutti i giorni e a giocare il fine settimana come se fossi un professionista. Questo è stato, per me, il primo grosso cambiamento. Poi, rispetto all'Italia, si vive il calcio in modo diverso: là, fin da piccolo, sei a contatto con i campioni della prima squadra. Queste son le due enormi differenze che io ho trovato. Infine, hanno centri sportivi all'avanguardia: devi solo pensare a fare bene e loro ti mettono a disposizione tutto per farlo».

Quell'anno il Chelsea vinse la Premier League. Sala venne spesso convocato in prima squadra e sedette in panchina anche nell'ultima giornata di campionato: «Ho avuto la fortuna di esser parte di quel grandissimo gruppo: mi allenavo con loro, ho fatto tante panchine insieme a loro, vedevo cosa facevano in settimana questi grandi campioni che, nonostante tutto, erano delle grandissime persone, ci aiutavano in tutto e per tutto. Io, ad esempio, non avevo la macchina ed ero solo: loro mi venivano a prendere, mi portavano al campo, allo stadio e poi mi riportavano a casa; in campo a fine allenamento mi prendevano da parte, mi dicevano come calciare, come mettere il piede. Quindi, erano grandissime persone oltre che grandissimi giocatori. Un nome? Io andavo molto d'accordo con Essien e Drogba, con i quali tutt'ora mi scambio dei messaggi: sono persone fantastiche. Poi sicuramente Paulo Ferreira: mi veniva a prendere, mi portava a casa, se ero solo mi invitava a cena. Ma ripeto: tutte erano grandissime persone. E si è visto anche sul campo cosa sono riuscite a ottenere poiché partiti da questo presupposto». 

Dopo il Chelsea, l'Amburgo e il gol al Bayern Monaco: «L'esordio con l'Amburgo è andato male, ma dal mio punto di vista una prima volta va sempre bene: è stata una grande emozione. Dalla partita dopo il mister mi ha messo titolare e abbiamo vinto: è stato magico perché quello era lo stadio dove l'Italia aveva vinto il mondiale nel 2006. Poi la partita dopo ancora, contro i 'campionissimi' di Germania del Bayern Monaco, sono riuscito a segnare il primo gol da professionista. Alla fine ho vissuto due anni in Germania, dopo sono tornato in Italia perché avevo voglia di mettermi alla prova». 

Differenza tra il calcio italiano, inglese e tedesco: «Come un po' sappiamo tutti, qua in Italia si predilige la tattica, invece all'estero è tutto basato su possessi palla e partitelle. Questa è la differenza più netta». 

Come sta andando il ritiro? «Siam partiti molto bene, con tanto entusiasmo, poi il problema Covid-19 ci ha frenato. Comunque non molliamo: stiamo facendo allenamenti individuali per non perdere assolutamente nessun giorno nella costruzione della nostra preparazione atletica. Certo, volevamo fare anche altro, vedere il mister e le sue idee più chiaramente e provare a costruire su di esse il futuro. Invece, purtroppo, questo faccenda ci ha un po' bloccato. Ma, ripeto, non molliamo». 

Impressioni su Thiago Motta: «Abbiamo iniziato bene, con idee chiare. Il mister ci ha proposto i suoi pensieri e li stavamo sviluppando negli allenamenti. Adesso, purtroppo, siamo un po' fermi, ma in generale vuole sviluppare il gioco, vuole sempre la palla e, quindi, non vediamo l'ora che la situazione Covid-19 finisca per cominciare da dove avevamo lasciato». 

Sezione: Interviste / Data: Gio 22 luglio 2021 alle 11:00
Autore: Daniele Izzo
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