Ivan Provedel si è raccontato nella seconda puntata dei podcast con protagonisti i giocatori aquilotti, pubblicati dai media ufficiali dello Spezia sul profilo Spotify. In un lungo percorso che lo ha visto nascere attaccante tra Treviso e Pordenone e poi diventare portiere fino a raggiungere la Serie A, il numero uno aquilotto ha toccato diversi, interessanti, argomenti. 

Ivan Provedel ora è un portiere. Ma il suo percorso calcistico non nasce tra i pali, dal momento che a Treviso e Pordenone il suo compito era quello di bucare la rete, non proteggerla: «Esatto - conferma il numero uno dello Spezia - fino a 15 anni ho giocato attaccante. Poi, il mio sogno è sempre stato quello di fare il portiere e ne ho avuto l'opportunità: lì tutto è iniziato».

Com'è nata, quindi, la passione per la porta? «Io sinceramente fin da piccolo, giocando con gli amici, non so perché ma mi piaceva andare in porta. Poi nel 2000 ho visto gli Europei dove Toldo parò tutto quello che si poteva parare e lì mi sono innamorato di lui, e del ruolo. Mi sono detto: "un giorno vorrei essere così". Da lì è partita questa mia passione verso il ruolo del portiere».

La prima esperienza tra i pali arrivò al Liapiave, squadra della provincia di Pordenone: «E' una squadra che vive in province di Treviso, vicino casa. Un preparatore, Renzo Zanetti, mi aveva visto a un corso estivo per portieri, che all'epoca mi piaceva fare per misurarmi con i miei coetanei, e mi chiese se mi sarebbe piaciuto andare a giocare lì. Io andai e così è iniziato il mio percorso».

Nel 2010, poi, la prima grande occasione con l'Udinese: «L'anno successivo all'approdo al Liapiave, ho avuto la chiamata dell'Udinese. Dopo aver fatto un provino privato, sono andato subito: non mi sembrava vero. Lì ho giocato due stagioni in Primavera: è stata un'esperienza molto bella».

Dopo l'Udinese è arrivato il Chievo e poi tante esperienze tra B e C fino all'Empoli in Serie A: «E' andata così. A Empoli sono arrivato a 23 anni in B, quando vincemmo il campionato. Purtroppo ho avuto poi un brutto infortunio che non mi ha permesso di esprimermi come avrei voluto in Serie A. Da quel momento ho avuto un periodo travagliato per tornare in forma e star bene, ma ora posso dire di essere felice».

In quell'esperienza all'Empoli affrontasti Cristiano Ronaldo: «Mi ha fatto doppietta: è un ricordo bellissimo, per modo di dire. Purtroppo quella partita andò male: vincevamo uno a zero e abbiamo perso 1-2 grazie alle sue due reti. Però affrontarlo è stata una bella esperienza, anche per capire quello che è stato per molto tempo il numero uno cosa è capace di fare».

Dopo torni in B, alla Juve Stabia, dove riesce anche a segnare un gol contro l'Ascoli: «Sai - racconta - stavamo perdendo 2-1 e all'ultimo minuto siamo andati tutti dentro per cercare e sperare che succedesse qualcosa. Calò ha calciato una bella punizione, io me la son ritrovata in testa e poi l'ho vista entrare. Una bellissima emozione. Spero un giorno di poterlo riare anche in Serie A. Se sono tornato attaccante per qualche istante? Si dai. La testa non è mai stata il mio forte, ma per riderci su sì. Sarà un momento che porterò sempre con me, anche perché unico visto che capita raramente».

Infine, l'approdo allo Spezia. Dopo un momento, che tu hai sempre raccontato come non facilissimo, hai avuto la grande occasione e l'hai sfruttata, essendo titolare e decisivo in grandi partite: «Come avevo detto sono arrivato a fine mercato in un periodo in cui ero 'disperato'. A Empoli ero ai margini da più di un anno, tant'è che nella stagione precedente sono rimasto lì per sei mesi senza giocare, per poi andare a Castellammare e cercare di rimettermi in gioco. Dopo, inaspettatamente, ho avuto la chiamata dello Spezia e non c'ho pensato un attimo: mi sono messo a disposizione dal primo giorno ed è stata un'avventura incredibile. Non mi aspettavo di potermi ritagliare tutto questo spazio, è stato un crescendo ed è stata un'annata speciale per tutti. Per me ancora di più, perché al di là della salvezza, che era un qualcosa di insperabile per molti, il come da parte mia è qualcosa che ricorderò per sempre».

Quella appena passata, quindi, è stata un'annata indimenticabile anche dal punto di vista personale: «Quest'anno, il 2020/21, è stato un anno per me speciale, che ricorderò sempre nel migliore dei modi. Sportivamente è andata benissimo e nella vita privata ancora di più. La nascita di un figlio, il primo: penso non ci sia niente di più bello per un padre».

Il ritiro e i metodi di Thiago Motta: «Il mister vuole fare bene. Abbiamo iniziato da poco e siamo in pochi: è presto per fare delle valutazioni. Ci stiamo conoscendo, lui ci sta dando i suoi primi, propositivi, input: vuole un gioco dove dobbiamo cercare di distinguerci in qualche modo, perché altrimenti in A non riesci a raggiungere determinati obiettivi. Questo è quello che ho captato io. Spero di poter continuare, insieme ai miei compagni, a far sempre meglio quello che ci chiede e ad unirci tutti in una grande sinergia per poter ottenere ciò che speriamo».

Un messaggio per i tifosi dello Spezia: «Non vedo l'ora che riaprano gli stadi e di vedere i nostri tifosi al 'Picco', perché il bello del calcio è il tifo: esultare, gioire, e, anche nei momenti meno belli, stare con i tifosi. Questo è il bello. Per cui il mio messaggio è questo: "Non vedo l'ora di rivedervi allo stadio!". Ovviammente, poi, da parte nostra c'è comunque il massimo impegno per cecare di fare una stagione ai più alti livelli possibile». 

Sezione: Interviste / Data: Lun 19 luglio 2021 alle 10:45
Autore: Daniele Izzo
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