Tornato allo Spezia dopo una carriera in giro per l'Italia, il santerenzino Mattia Biso è uno di quegli elementi che manifestano il legame con il territorio spezzino all'interno di una società che dall'arrivo dei Platek è sempre più internazionale. Intervistato da CittàDellaSpezia ​​​​​​, il braccio destro del direttore Pecini ha parlato di molti temi, raccontando innanzitutto quali sono le sue competenze:

«Seguo la prima squadra, guardo i calciatori, interagisco col mister e lo staff: è un lavoro di grande responsabilità. Mi occupo della parte tecnica, non di contratti, la mia formazione è quella del campo. Abbiamo un format tutto nostro, lavoriamo come in una grande famiglia, facciamo tante cene proprio con l’obiettivo di cementare, costruire, respirare insieme. Quello che vedo è una società molto aperta, non esiste una cesura fra prima squadra e settore giovanile. Abbiamo voglia di costruire qualcosa di importante. L’inglese? Lo sto studiando con risultati penosi… però ci riusciremo.» 

Sul nuovo corso della proprietà statunitense ha aggiunto: «Sono molto sensibili alle infrastrutture e ai giovani, non a caso siamo la squadra più giovane del campionato. Siamo molto contenti della linea dettata dal direttore: è bello lavorare coi ragazzi, c’è tanta energia. Non che qualche “vecchio” non serva, ma per proporre un certo tipo di calcio e far divertire il pubblico c’è bisogno di freschezza atletica. La Serie A è cambiata, sono mutate perfino le regole del calcio. Il nostro campionato è trovare tre squadre da metterci alle spalle per fare un nuovo miracolo sportivo. Veniamo da una serie di problemi che noi tutti conosciamo, compreso il blocco del mercato e il direttore ha dovuto fare tante operazioni a titolo definitivo, pensando ad oggi ma anche in prospettiva. Ora abbiamo giovani interessanti, siamo contenti della squadra che stiamo strutturando.»

Una chiosa finale sul lavoro di Thiago Motta: «Vede un calcio europeo, predilige la qualità e il gioco d’attacco. È molto aperto ad un calcio dove i ruoli sfumano un po’ e spiccano le funzionalità. Il marchio è vivere la partita da protagonisti. L’identità è quella di Gyasi, Bastoni, Verde, Erlic, Maggiore, Nzola, sono la colonna portante di questa storia: lo zoccolo duro lo abbiamo tenuto nel segno della continuità e poi ci sono i nuovi ragazzi molto interessanti».

Sezione: Interviste / Data: Gio 25 novembre 2021 alle 10:15
Autore: Lidia Vivaldi
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